Aziende italiane verso web: chi vince?
Scovato in rete sul sito Espresso.repubblica.it un articolo di Barbara Aversano di diversi mesi fa dove ci si chiede se in Italia l’azienda è “No web”. Io l’ho trovato molto interessante perchè a dispetto di altri esponeva esempi concreti, come gli strafalcioni di Carrefour o la figuraccia di Telecom.
Leggilo se hai due minuti di tempo, lo puoi trovare a questo link http://espresso.repubblica.it/dettaglio/italia-lazienda-e-no-web/2122392//0 , se sei un imprenditore o ti occupi dell’aspetto commerciale di un’azienda potrai sicuramente trovare spunti interessanti di riflessione.
Occupandomi di comunicazione sono sempre alla ricerca di approfondimenti e interventi che possano farmi capire meglio le dinamiche del mio stesso lavoro. In particolare mi ha colpito l’intervento di Paolo Iabichino (direttore creativo Ogilvy e autore di “Invertising – Ovvero, se la pubblicità cambia il suo senso di marcia”) che “copio e incollo” qua:
“… le nostre aziende – poco inclini alla relazione e alla dialettica – applicano schemi vecchi a dinamiche nuove e quando trovano del dissenso in Rete preferiscono chiamare l’avvocato anziché tentare una conversazione” [fonte: Italia, l'azienda è No Web]
In sostanza una parte delle aziende italiane utilizza alcuni strumenti di comunicazione così chiamati “web 2.0”, ma a quanto pare non ne ha capito molto bene il senso e, probabilmente, neanche le dinamiche.
Certo, c’è da dire che oggi il web mette “allo scoperto” qualsiasi azienda, e non è una questione di privacy, ma di trasparenza, la stessa trasparenza che, secondo me, permetterà alle aziende che lavorano bene di crescere.
Non mi stupisco leggere che le aziende italiane sono poco inclini al web, lo vedo tutti i giorni sulle facce e nelle risposte di molti clienti, nonostante i nostri sforzi per poter consigliare loro la miglior soluzione per il web spesso ci scontriamo con la cruda realtà. A dirla tutta, almeno per quanto riguarda la mia esperienza – e direi proprio che non sono la Leo Burnett -, la voglia di crescere nel web c’è, manca la cultura. E quando scrivo “cultura” non intendo dire che un’azienda dovrebbe saper fare web ma che è essenziale ne capisca almeno la dinamica per farne un uso corretto e, di conseguenza, redditizio.
In parole povere il succo dell’articolo citato evidenzia come la comunicazione si sia invertita oggi, sul web il potere è veramente nelle mani del consumatore che, attraverso recensioni, segnalazioni, condivisioni – e chi più ne ha più ne metta – diventa il vero testimonial del prodotto e potrebbe influenzare gli acquisti di chi naviga? Le aziende italiane hanno intenzione di mettersi in discussione confrontandosi con le opinioni dei clienti?
Se non ce l’hanno, dovrebbero ripensarci perchè io credo che niente finisce ma tutto si trasforma nella comunicazione, forse è il caso di prenderne atto.
Pensi che l’italia sia “no web”? Si accettano opinioni :)
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1 Commento a “Aziende italiane verso web: chi vince?”
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Si, è vero, non tutti hanno a disposizione tempo e co [..] - Debora Gandini su "Qualche suggerimento utile alla crescita del proprio sito web"
Ottimi consigli e tanti spunti utili... Riguardo al p [..] - Cristina Carrano su "Tempo di bilanci"
Ciao Federico, sarebbe utile sapere se, oltre all'uso [..]



Scritto da Cristina Carrano in
Come far crescere il proprio sito web aziendale | Eyedeas says:
[...] anzi, ogni utente che contribuisce merita una risposta educata e ben ponderata! Ne parlavo proprio qui, un articolo dove l’Italia risulta “poco web” quando si tratta di interagire con i visitatori. Condividete il più possibile le informazioni del [...]